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Un singulto dalcuore

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di Pierpaolo Pellegrino

Seduto su un gradino, appoggiato il capo sulle mani
dal cuore un singulto fin su nel cielo opaco s’inerpica
chi passa accanto a lui, poiché triste, lo scansa
ma per nessuno ha occhi stasera l’amante tradito
-la malinconia è una malattia contagiosa-
dice il passante che con la coda dell’occhio l’osserva.
A voler esiliare l’angoscia prende una sigaretta e fuma
ma rivede lei che sale lentamente su per l’aria e svanisce
sotto una coltre d’odio colorata di strazio
dalle pupille una luce amara scivola, non la trattiene
e la testa si abbassa, una lama sul collo ad accogliere.
L’amante tradito ripensa a quelle mani che furono sue
e che una sera di marzo, il piacere disegnarono sul corpo di un altro;
al corpo nudo e sinuoso, fermo immagine nella sua memoria impresso,
bagnato di baci altrui e contorto dagli spasmi per un orgasmo;
a quei capelli, rugiada di carezze, il cui profumo altre narici hanno inebriato.
Di fianco ha solo la morte e un invito funesto: accomiatarsi.
Ma un macigno è il dolore e rimane come una stella nel cielo.
L’amante tradito tra un po’ se ne andrà, ad immaginare altri amori
o a tormentarsi di nuovo, come un foglio strappato
che striscia a terra al soffiar del libeccio.

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